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La Camera Di Consiglio

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cameraDopo un anno e dieci mesi del Maxiprocesso per crimini di mafia svoltosi a Palermo, dove per la prima volta lo Stato è riuscito a infliggere una condanna collettiva a Cosa Nostra, l'11 novembre 1987 la corte si riunisce in camera di consiglio. Otto giurati, blindati in un appartamento-bunker del carcere dell'Ucciardone, devono decidere condanne e assoluzione per più di 460 imputati. Il primo, in ordine alfabetico, è Giovanni Abbate, l'ultimo Benedetto Zito. Sono quattro uomini e quattro donne, non possono avere nessun tipo di contatto con l'esterno. Non ci sono televisione, radio e giornali ma solo carte processuali. L'unico contatto con l'esterno è un terrazzino. Non mancano momenti di tensione, soprattutto tra il Presidente e il Giudice, che si scontrano, per esempio, sul destino di Bernardo Brusca e Giuseppe Calò. Molti di loro devono convivere con le proprie fragilità e i propri dubbi. Per alcuni la paura anche del destino che li attende una volta usciti da lì nel caso dovessero incontrare un mafioso per strada. Dopo trentasei giorni, che rappresentano la camera di consiglio più lunga della storia giudiziaria italiana, la corte ha pronto il dispositivo della sentenza: 346 condannati, 114 assolti, 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione.

 

 

 

 

 

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